Il progetto

Il forno che risulterà da questo tipo di progetto, si può definire “a pozzetto” perché il carico e lo scarico dei pezzi sottoposti a cottura, avviene dall’alto accedendovi con l’apertura del coperchio. Altri forni prevedono una copertura “a campana” che viene calata e sollevata sopra una base di mattoni refrattari in cui è inserito il bruciatore. Ovviamente è possibile costruire forni dall’aspetto più “tradizionale” con la classica porta frontale. Questi ultimi, se di grandi dimensioni, sono idonei a riporre molti oggetti su più ripiani refrattari cosa impossibile col caricamento dall’alto per la difficoltà che ci sarebbe nel rimuoverli durante l’estrazione dei pezzi. Il forno “a campana” è invece sicuramente utile se si prevede la cottura di pezzi di grandi dimensioni la cui estrazione sarebbe resa difficoltosa proprio dall’ingombro e dal peso del pezzo stesso. La scelta del tipo a pozzetto è pertanto suggerita dalla praticità d’uso per la cottura di oggettistica di piccole e medie dimensioni, dalla leggerezza della struttura rispetto agli altri metodi e quindi anche per la sua possibile portabilità.

L’uso di una pentola non è l’unica soluzione. E’ ovviamente possibile utilizzare un comune bidone metallico anche di recupero. L’uso di una pentola in alluminio consente di acquisire una struttura solida e molto più leggera e lavorabile rispetto all’acciaio.

Il funzionamento è semplice. Il forno deve essere dotato di un foro di ingresso per la fiamma (e l’aria) e di uno di uscita per i fumi. Questi fori è opportuno “bordarli” con elementi appositamente costruiti in terra refrattaria per evitare che le fiamme agiscano direttamente sulle parti metalliche.  Il rivestimento in fibra ceramica consente di accumulare il calore. Una piastra refrattaria di buone dimensioni fungerà da frangifiamme e da supporto dei pezzi in cottura. Questa è mantenuta sollevata da alcuni supporti disposti su un’altra piastra forata di fondo. Il coperchio, che sarà dotato di un manico lungo per consentirne la presa, andrà isolato come la base facendo trattenere la fibra tramite l’uso di collanti idonei ed un fissaggio meccanico ottenuto con rondelle refrattarie appositamente modellate e viti in acciaio passanti.

Difficile prevedere invece quale sarà la struttura di sostegno del tutto. Se si dispone di pratica e attrezzatura idonea alla saldatura, è possibile considerarne la costruzione partendo da profili metallici opportunamente tagliati e saldati. Viceversa è possibile, con un po’ di fantasia, cercare materiale di recupero che in qualche modo si presti allo scopo senza troppi interventi.

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